Adozione da parte di single e coppie gay


Nel nostro Paese l’adozione da parte dei single non è contemplata dalla legge, infatti solo le coppie sposate possono scegliere se adottare un minore attraverso l’istituto dell’adozione nazionale o internazionale e quindi creare con l’adottato un rapporto di filiazione uguale a quello che si crea tra due genitori e un figlio nato da loro (adozione legittimante).


adoption gay


Ciò accade perché le leggi italiane tutelano la famiglia a prescindere da ogni altra cosa. Non solo, è l’istituto del matrimonio che regola la vita familiare e i figli.


La Commissione Europea è intervenuta più volte affinché gli Stati membri, tra cui l’Italia, si adeguassero ai principi cardine di uguaglianza e parità stabiliti dalla Carta Internazionale dei Diritti (Nizza 2000, Strasburgo 2009).


Un caso che ritornerà alla mente di molti riguarda la donna italiana di Genova, non coniugata, che qualche anno fa aveva ottenuto il via libera in Russia per procedere all’adozione di una bambina, ma che arrivata in Italia si era sentita negare tale diritto, poiché era single. La minore, nel suo paese di origine, risultava in stato di abbandono, inoltre la bambina aveva necessità di cure mediche e le due già da diverso tempo si conoscevano e convivevano.


La Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi proprio su questo caso aveva “ammesso l’adozione internazionale nello stesso caso in cui fosse ammessa l’adozione nazionale”.


Cosa significa questo? La Corte di Cassazione stabiliva che l’adozione internazionale è possibile per le persone non coniugate solo in determinati casi.


A mero titolo esemplificativo:


- tra la persona single adottante e l’adottato minore e orfano di entrambi i genitori deve esistere un rapporto stabile e preesistente alla morte dei genitori, oppure un vicolo di parentela fino al sesto grado;


- nel caso in cui sia stata dichiarata l’impossibilità di procedere all’affidamento preadottivo a causa di particolari caratteristiche fisiche o mentali del minore;


- nel caso in cui non si riesca a trovare una coppia idonea all’adozione che sia adeguata alle caratteristiche particolari del minore;


- nel caso in cui tra il minore adottatante e il single esiste già una relazione affettiva forte e l’interrompere questo rapporto potrebbe causare danni al minore.


Ecco, la Corte di Cassazione ha affermato che in questi casi, ovvero quando un minore si trova nelle condizioni sopra elencate, il single potrà essere dichiarato idoneo all’adozione internazionale.


Nonostante tale pronuncia sia stata vista come un segno di apertura, ad oggi la battaglia verso l’adozione da parte di single non ha ancora trovato risposta in una normativa certa da parte del legislatore.


Si rileva infatti che la Cassazione consente l’adozione senza effetti di adozione piena ed in casi particolari, precisati all’art. 44 della legge 184/83. Infatti l’adozione da parte di single non è intesa come adozione legittimante, bensì non legittimante, insomma “sussidiaria” e anche revocabile.


Un accenno merita anche il tema dell’adozione da parte di coppie gay.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu) si è pronunciata con una recente sentenza del 19/02/2013 affermando che “è discriminatorio vietare l’adozione di bambini alle coppie omosessuali se i piccoli sono figli di uno dei due partner della coppia”


I fatti sono questi: due donne austriache avevano fatto ricorso alla Cedu al fine di far riconoscere come figlio di entrambe, il bimbo nato da una precedente relazione che una delle due aveva intrattenuto con un uomo.


La richiesta, che inizialmente è stata avanzata ad un tribunale civile austriaco, è stata negata e le due donne hanno quindi interpellato la Cedu. Questa ha affermato che in Austria è possibile l’adozione dei figli dei compagni per le coppie non sposate eterosessuali e, negando quindi l’adozione alle ricorrenti, sono stati violati i diritti delle due donne discriminandole sulla base dell’orientamento sessuale.


Precisa la Corte dei Diritti dell’Uomo che sono stati violati gli articolo 8 e 14 della Convenzione dei diritti umani che tutelano la non discriminazione e il rispetto della vita familiare.


Si rammenta che, nonostante la pronuncia della Cedu riguardi l’Austria, i principi valgono anche per tutti gli Stati Membri… anche l’Italia.

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